Stonewall NYC
Stonewall NYC

I moti di Stonewall.

Old Fashion c’era.

Old Fashion è stato fondato nel 1933 , e da allora ha accompagnato le notti dei milanesi attraverso l’evolversi della Storia. Ecco perchè è l’unico locale sempre pronto a festeggiare e ricordare un avvenimento del passato : raccontando questi, racconta un po’ anche se stesso.

Cinquant’anni fa , esattamente la notte tra il 27 e il 28 Giugno del 1968 , in un bar “malfamato” di New York city , lo Stonewall ,una pattuglia di poliziotti si presentò per la solita retata di gay e transgender che in quegli anni erano considerati illegali in quasi tutti gli Stati Uniti.Quella notte , però, le cose non andarono come al solito .
I gay,le lesbiche, i trans e le drag queen che frequentavano il locale , quella notte , si ribellarono . Lanciarono addosso ai malcapitati poliziotti di ogni: bidoni della spazzatura, bottiglie , sedie e qualunque oggetto capitasse loro in mano e li costrinsero a barricarsi nel locale.
Erano esausti della situazione e così, quella notte di cinquant’anni fa , diedero il via a una rivolta che si prolungò per ben 5 giorni. Era nato un movimento di liberazione .Che un anno dopo avrebbe dato il via al primo Gay Pride, ottenendo diritti civili assolutamente inimmaginabili solo pochi anni prima. Anche in Italia.

Perché Old Fashion ricorda questo anniversario ?

Perchè è’ importante sottolineare che il movimento per i diritti dei gay prese il via a New York in un locale notturno e che per tutti gli anni 70 e 80 il movimento ebbe come luogo di aggregazione principale le disco in tutto il mondo ( occidentale ).
Negli anni 70 le discoteche erano quasi tutte gay club e una delle maggiori icone del periodo ( Studio 54 di New York ) ne fu il centro gravitazionale più famoso .
Le stesse radici della discoteca , in effetti , affondano e si intrecciano da sempre con il Gay Pride .

Village People
Village People

Come dimenticare YMCA dei Village People ,o “Dancing Queen “ degli Abba ( considerata la canzone più gay della storia ) o “I will Survive “ di Gloria Gaynor ?
Ma nella top ten trovano posto sempreverdi dance come “It’s Raining Men “ delle Weathergirls , “ Your Disco Needs you” di Kylie Minogue e “I love the nightlife “, il successo di Alicia Bridges che sarebbe stato poi riproposto vent’anni più tardi nella colonna sonora del film “The last days of disco“.
C’è posto anche per “Vogue” di Madonna e “Go West,” nella versione primi anni ’90 dei Pet Shop Boys.

E anche se molti artisti dance sono riconosciuti come simboli dal mondo gay , i Village People ne restano l’icona principale con titoli come” In The Navy” , “Macho Man”,” Can’t stop the Music “, e molti altri.
Anche se c’è da dire , che i macho baffuti delle grandi metropoli USA non li amavano particolarmente percependoli come “caricaturali”
Certamente più amato è Carl Bean con la sua celebre “I was born this way” che è, considerato l’inno di orgolglio gay

Le discoteche, principale luogo di incontro

Studio 54
Studio 54 NYC

Le discoteche, brano dopo brano, favorirono l’aggregazione di una comunità omosessuale politicamente consapevole e finalmente in grado di rivendicare libertà, visibilità e fierezza con i movimenti di liberazione omosessuale.
Perché danzare e sedurre sono stati, tra gli anni Sessanta e Novanta, per omosessuali e lesbiche una tra le strade per conquistare quella libertà di espressione che era loro negata ,potendosi amare non più al buio bensì alla luce artificiale dei locali pubblici.
Gli stessi clienti che frequentavano lo Stonewall, e che avevano dato vita alla protesta, erano anche habitué delle prime discoteche.
Persino gruppi di liberazione LGBT post-Stonewall come la Gay Activists Alliance, non disdegnavano organizzare feste nelle discoteche
Il corpo, il ballo, la pista illuminata di una discoteca assumono così per gay, lesbiche, travestiti e transessuali, neri e latini una connotazione anche “politica”.
Tutto questo non era così scontato solo pochi anni prima…
Solo fino al 1971 molti locali da ballo newyorkesi frequentati da gay avevano spesso la polizia piazzata all’esterno per controllare che non venisse violata, per esempio, la legge sul ballo tra persone dello stesso sesso e così,I ballerini erano costretti a ballare formando delle lunghissime, e un po’ tristi, file indiane , ma dai primi anni settanta il clima mutò improvvisamente, ed in modo rapidissimo.
In club come il Crisco Disco di New York la frenesia del ballo veniva solo superata dalla quantità di sesso che vi si faceva e (purtroppo ) anche dalle droghe.
Nel 1977 avrebbe poi aperto lo Studio54, che univa la trasgressione dei nuovi locali gay al glamour del jet set internazionale.

Andy Warhol
Andy Warhol

È indubbio che la disco abbia sdoganato in parte l’immaginario gay presso il grande pubblico in modo sincero e non “caricaturale”. All’epoca si sentiva molto parlare delle prime discoteche super trasgressive e frequentate da migliaia di gay che divennero in poco tempo “l’ultima moda del momento”. Un po’ per tutti.

Gay Pride

Per questo Old Fashion Milano , da sempre gay friendly e luogo sicuro per LGBT , ha deciso di celebrare la settimana dal 21 al 29 Giugno il 50 anniversario del Gay Pride perché lo considera parte integrante della sua stessa storia come club.
Per tutto questo periodo il logo di Old Fashion riporterà la bandiera multicolor del gay Pride.