Boom di stranieri. Occupazione e start-up.

Più di una matricola su 10 in Italia sceglie Milano per laurearsi.
Un “giro” che produce ricchezza, speranze, sviluppo , ma anche business.

Milano per tutti è la moda, il design e l’happy hour.
Pochi la valutano per le sue università. Noi di Old Fashion , invece , ne siamo ben consci , perchè da anni abbiamo incentrato due delle nostre serate infrasettimanali sugli universitari di Milano : il mercoledì con internationalweek ( da oltre vent’anni ) e la start up : Just Wine del giovedi sera.
E ci sembra ovvio che sia dentro gli atenei che oggi risorge quella centralità persa con lo scandalo di ” Tangentopoli” e dei suoi salotti del potere.
I 183mila studenti, i 36.320 dipendenti fra professori e segretari e i 400mila metri quadri occupati soltanto dal Politecnico, creano un mercato di appartamenti e posti letto per i “fuori sede” e le facoltà milanesi diventano di fatto una città nella città.
Cambiano la fisionomia di interi quartieri , generano nuovi bisogni e necessità di integrazione ( e internationalweek del mercoledì di Old Fashion ne è un esempio concreto ) e attraggono capitali, che importa i giovani dall’estero e getta i semi per nuove startup.

Capitale delle lauree

Il 13 per cento del totale nazionale delle matricole universitarie  ha scelto Milano per conseguire la laurea.
Per intuire il perchè di questo successo, basta osservare il numero degli aspiranti alle facoltà a “numero chiuso”: al test di Ingegneria del Politecnico partecipano mediamente 10mila ventenni. Nel 2011 erano poco più di 7mila, per lo stesso numero di posti .
Cos’ha di così speciale l’università milanese?
Semplice: assicura il lavoro, da certezze.
Per alcuni  indirizzi specifici – per esempio – l’occupazione dopo la laurea è del 100 per cento. Uno stimolo difficile da sottovalutare !
Ma c’è anche la qualità. Milano compete con il resto del mondo, non solo con l’Italia.
Per ingegneria, economia, design e medicina la Ricerca conta su fondi di eccellenza e premi europei. E i rettori di oggi ” fanno sistema “, creando una viariante fra cooperazione e concorrenza tra i vari atenei ( pubblici e privati ), insieme.
Assessori , manager, accademie ( dal Naba alla Marangoni, al Conservatorio ), la Camera di Commercio, fondazioni, Associazioni e i musei si  impegnano nel riprogettare la Milano Universitaria creando un sistema  che garantisca una serie di servizi per aiutare gli iscritti e i docenti stranieri negli ingorghi burocratici del permesso di soggiorno e negli obblighi fiscali. Non manca una card di sconti per la cultura e vari accordi “ trasversali ”.
Risultato?
Oggi Milano è la seconda meta scelta in Europa dagli studenti in Erasmus, dopo Barcellona.

Le matricole ” milanesi “

Gli universitari stranieri  sono oggi a Milano circa 12.300, il 6,7 per cento degli iscritti, triplicati rispetto al 2004.
Attrarre giovani dall’estero è diventata un’esigenza per le università italianie e i vari dipartimenti degli atenei puntano a master e corsi in inglese per internazionalizzarsi, nonostante le proteste della Crusca.
Al Politecnico le magistrali “English speaking” sono passate da 7 ( nel 2006 ) a 35, e gli stranieri iscritti sono oltre duemila . Humanitas, con la medicina in inglese, ha decretato il sold out quasi subito.
Soltanto di pagamenti diretti, per frequentare lauree e master, gli allievi “milanesi” versano oltre 700 milioni di euro all’anno, così che , dove c’è un ateneo che attrae, le istituzioni investono per migliori infrastrutture ( che servono a tutti ) e i laboratori universitari  portando brevetti, incrementano la tecnologia e quindi il potenziale d’innovazione.

La ” nuova ” città

Milano è l’esperimento dove si affacciano sempre più co-working, uffici freelance e si aprono nuovi concept/bar dove trovi una scrivania con wifi e caffè a pochi euro al mese. Alcuni ristoranti hanno degli spazi dedicati al digital working , dove puoi mangiare utilizzando il tuo pc per studio o lavoro on line.
Il Comune investe in spazi per creativi dentro l’ex Ansaldo; o ancora i locali promuovono  serate come l’internationalweek e il Just Wine di Old Fashion Milano.
Ma , ovviamente , non è tutto oro ciò che luccica e il boom degli affari intorno all’università ha prodotto anche un’impennata dei prezzi di affitto per alloggi , che in molti casi risultano inaccessibili agli studenti.
Statale e Bicocca riescono a rispondere al 60 per cento delle domande di affitti a prezzi calmierati , la Cattolica al 70, Bocconi al 56, il Politecnico – che ha il maggior numero di richieste – solo al 35.
Di contro , la città ha bruciato 200mila posti di lavoro nel settore manifatturiero, negli ultimi trent’anni,ma ha conquistato 200mila studenti e l’università è stata il motore delle più grandi trasformazioni urbane dell’ultimo periodo: le periferie delle ex fabbriche sono state occupate dall’insegnamento.
È successo in Bicocca, fra il 1991 e il ’99, con i dipartimenti della Statale che ha preso gli spazi di quella che un tempo era la vastità Pirelli, ed è successo in Bovisa, dove dal 1992 al 2008 il Politecnico ha riempito di designer le strade degradate alla scomparsa di Montecatini e altre aziende.
Ha sostituito la forza lavoro degli operai , con gli studenti e la loro eccellenza e oggi gli universitari a Milano sono il 13,6 per cento del totale dei residenti.

Fonte : L’espresso