IL “DIAVOLO” JIMI HENDRIX

NEL MAGGIO 1968 ARRIVÒ PORTANDO SESSO, BLUES, VOODOO IN ITALIA.

Essere un locale storico comporta anche l’essere memoria di eventi persi nelle pieghe del tempo stesso.

Old Fashion è stato fondato nel 1933 ( anche se allora un nome così anglofono non sarebbe mai stato accettato ) e da allora colleziona nelle sue memorie i cambiamenti stessi della società nella quale esiste.

Un esempio è il Maggio del 1968 e del suo concerto di Jimi Hendrix.
In un certo senso la leggenda del personaggio fa scivolare in secondo piano gli innumerevoli ospiti che negli anni Old Fashion si è pregiato di ospitare ( come Justin Bieber, Madonna, Roberto Cavalli , George Clooney etc etc ) e lo consegna integro alla memoria di coloro che hanno avuto la fortuna di assistere a quello che è stato l’unico Tour Italiano del grande Jimi ( dopo Milano seguirono Bologna e Roma )
Ma vediamo la cronistoria di quella che è stata ribattezzata come la Hendrix Italian Experience:
( estratto dall’articolo di Roberto Brunelli per il venerdì di Repubblica )

” Apparentemente, un inferno. Qualcosa di simile all’apocalisse, come forse era ovvio nel maggio del Sessantotto. C’era gente ovunque, anche nei corridoi dei bagni, anche a ridosso del palco. Un assedio.
Il Piper di Milano ( come si chiamava allora Old Fashion ) era minuscolo per quel genere di evento.
Hendrix quasi non si poteva muovere, eppure in qualche modo riuscì a suonare. L’ impianto audio era infame, e Jimi urlava al suo tecnico del suono:
«Eric, che stai facendo? Perché non funziona niente?».
E quello, disperato:
«Non lo so, non lo so».
Non c’era servizio d’ordine, nessuno parlava l’inglese, il primo concerto, quello del pomeriggio, era stato annullato perché gli strumenti erano stati bloccati alla dogana di Linate, si rischiò la sommossa.
Leo Wächter ( proprietario del locale, ai tempi ) «era isterico e urlava».
All’Italia del Cantagiro, dei musicarelli, di una classifica discografica guidata da Antoine (La tramontana) e da Patty Pravo (La bambola), Hendrix apparve come un alieno, «un mostro», come scriveva allarmata la stampa dell’epoca.

Chi c’era non poteva credere ai propri occhi e alle proprie orecchie:
Desiderio, sudore, blues, psichedelia, voodoo, improvvisazione jazz, musica che sembrava piombata da un inspiegabile altrove sonoro.
«Suonò dietro la testa, con i denti, tra le gambe, la strapazzò veramente quella povera chitarra», racconta oggi il fotografo Renzo Chiesa, che era là per la prima e unica volta della Jimi Hendrix Experience nello stivale.
Se oggi sappiamo (quasi) tutto di quella manciata di giorni vissuti pericolosamente lo dobbiamo al critico musicale Enzo Gentile e al collezionista Roberto Crema e al loro Hendrix ’68.
“The Italian Experience”, che il 26 aprile uscirà in libreria con Jaca Book e che dal 16 maggio sarà anche una mostra alla Triennale di Milano con un’apposita selezione dei materiali contenuti nel libro.
l’Italia che accoglie Jimi è ancora scombussolata dal boom, e del tutto impreparata per la “tempesta perfetta” di Hendrix, portato ai nostri lidi grazie alla geniale intuizione dei promoter italiani Massimo Bernardi e Oscar Porri.
Un tour , che visti con l’occhio di oggi , appare a tratti sconcertante, tra impianti audio insufficienti, la pressoché totale assenza di organizzazione, l’ impossibilità di effettuare un sound-check, ma che ci regala anche  tanti piccoli scorci di vita, spesso esilaranti.
Come quello di tal Pierino che nella confusione totale del Piper ruba la camicia viola di Jimi, fradicia di sudore (e lui urla furioso «motherfuckers!»); le escursioni notturne del nostro sulla Fiat 500 di Albertino Marozzi, leader dei Fholks. o titoli politicamente scorretti come :
“È in arrivo il negro che suona la chitarra con i denti”, (rivista Giovani sul numero del 23 maggio ’68).
E ancora: “Il brutto con la permanente”, ( il rotocalco Sogno)
mentre per Ciao Big le fan sono “Pazze per il mostro”o “Il diavolo (nero) in corpo”, conclude Men.
Quello che rimane, oggi, è la musica.

articolo completo : Jimi Hendrix Italian experience