Riparte il servizio notturno delle biciclette a Milano

Dal lunedi al Giovedi fino alle 2 di notte e nel week end del MDW 24 ore su 24

Uno dei sistemi di condivisione dei trasporti più diffuso al mondo, il bike sharingfu inventato più di mezzo secolo fa da un gruppo di anarchici, ma da allora ha fatto un sacco di strada. Oggi è utilizzato in centinaia di città al mondo – decine anche in Italia – e di recente ha raggiunto nuovi mercati con l’invenzione del free floating, un sistema per lasciare la bici dove si vuole anziché nelle apposite stazioni. Ed è iniziato tutto il 28 luglio 1965 ad Amsterdam, grazie a un gruppo di squinternati.

L’esperimento di Provo

La notte precedente un gruppo anarchico olandese di nome Provo aveva distribuito dei volantini che annunciavano la fine del «regno dell’asfalto della borghesia motorizzata». Il giorno dopo Roel van Duijn e Luud Schimmelpennink, due attivisti di Provo, verniciarono di bianco tre biciclette nere nella Spui, una piazza nel centro di Amsterdam.
Nei giorni successivi diverse altre bici furono dipinte di bianco e lasciate libere in giro per la città; «la bici bianca è il nuovo sistema gratuito del trasporto comunale», si leggeva su nuovi volantini distribuiti da Provo. L’esperimento fallì presto : la polizia olandese sequestrò le bici bianche sulla base di una legge del 1928 secondo cui ogni bici doveva avere un lucchetto

Nessuno ci riprovò per quasi trent’anni. Probabilmente nessuno sentiva l’esigenza di condividere un oggetto che nel frattempo era diventato di uso così quotidiano, tranne forse qualche altro anarchico.
All’inizio degli anni Novanta la tendenza si invertì e nacque una nuova sensibilità antismog. Si ripensò così, a quell’idea bizzarra di trent’anni prima.

Copenaghen 1995

La prima città ad adottare un sistema di bike sharing pubblico, sostenuto dal comune e dal ministero del Turismo, è stata Copenhagen, nel 1995 : le biciclette potevano essere lasciate ovunque – per usarle bastava inserire nel manubrio una moneta da 20 corone come cauzione – e per scoraggiare i ladri le bici furono costruite con componenti inutilizzabili su altri modelli.Per diversi anni però l’esperimento  sembrò un’eccezione non replicabile altrove, visto che Copenhagen disponeva già da anni di molte piste ciclabili ed era praticamente piatta.

Una prima svolta arrivò nel 1996, quando l’università di Portsmouth, nel Regno Unito, inventò un sistema di bike sharing che si sbloccava passando una tessera magnetica in appositi parcheggi: in questo modo era possibile rintracciare chi e quando aveva danneggiato o rubato una bicicletta.

Bike sharing in Italia

In Italia il servizio pubblico di bike sharing più sviluppato è BikeMi, attivo a Milano dal 2008. Il servizio è stato aperto dalla giunta di Letizia Moratti ma ha avuto un’importante espansione con la giunta  di Giuliano Pisapia: nel 2016 BikeMi ha gestito più di 4 milioni di corse sparse per più di 300 stazioni.
Gli abbonati annuali sono più di 55mila.

Il fenomeno del bike sharing continua a guadagnare iscritti in città. L’Italia è il secondo Paese dopo la Cina come grado di penetrazione del servizio, segno che il servizio piace e per il momento funziona.

I nuovi orari estivi

Da domenica 1° aprile sarà attivato il servizio notturno estivo di BikeMi, il servizio di biciclette condivise a stallo fisso che a Milano è gestito da Clear Channel.
Tutte le stazioni presenti in città saranno aperte fino alle 2 di notte dalla domenica al giovedì. Nei giorni di venerdì e sabato e durante la settimana del Salone del Mobile il servizio sarà invece operativo 24 ore su 24.
Gli utenti del BikeMi saranno avvisati dell’estensione notturna tramite news, newsletter e dalla pagina social.
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